In un lungo intervento il Sindaco di Vaglia Borchi spiega con sufficiente chiarezza le difficoltà del bilancio consuntivo 2019 del suo comune, oggetto di discussione nel consiglio comunale del 29 giugno scorso che è stato criticato dalle opposizioni.

“I parametri che misurano  le condizioni strutturalmente deficitarie di bilancio sono nella norma. – scrive il Sindaco – Fa eccezione il fatto che si chiude con un disavanzo di 1.245.555,96 €.

Vediamo cosa rappresenta questo dato e come ci siamo arrivati. Cercherò di essere più chiaro possibile, a costo di usare un linguaggio semplificato a fronte di un argomento molto tecnico.

Dal 2014 sono cambiate le regole per redigere i bilanci degli enti locali. Fino a questa data è indubbio che esistesse una “finanza allegra”: si riportavano in entrata, da un anno all’altro, delle poste di crediti che si sapeva bene che non si sarebbero mai introitate: faceva comodo per pareggiare il bilancio. Dallo Stato poi arrivavano trasferimenti importanti di risorse finanziarie che in questi anni si sono molto assottigliati. Il Ministero delle Finanze, oltre che stringere i comuni in una morsa per impedire loro di spendere (il patto di stabilità), per non incrementare il debito pubblico,- prosegue Borchi –  li  ha obbligati anche ad una programmazione economico-finanziaria più stringente, più autonoma ed autarchica.

In particolare ha introdotto nei bilanci l’obbligo di accantonamenti, che pesano in negativo: il Fondo Crediti di Difficile Esigibilità  (FCDE). A fronte di accertamenti tributari aleatori ( IMU, sanzioni codice della strada per citare le voci più importanti) calcolati in entrata, ha imposto di controbilanciare in uscita una percentuale dell’importo stesso pari alla media del rapporto tra accertamenti ed incassi, ovvero delle mancate somme introitate negli ultimi 5 anni. Siamo partiti inizialmente da dover calcolare il valore dell’importo sul 36%  della media del non incassato, per arrivare al 2019 al 100%. In parole povere: ora i comuni, da una parte, non possono più contare sull’aiuto dello Stato per ripianare i bilanci e dall’altra parte non possono far pesare surrettiziamente dei crediti fasulli.

Il bilancio del comune si divide in parte corrente e parte capitale. Le entrate di parte corrente sostanzialmente sono i tributi, le tariffe dei servizi a domanda (es: servizi scolastici) che devono andare a coprire le spese del personale, dei consumi (servizi energetici, carburanti, cartoleria…). Il totale delle entrate correnti deve coprire il totale delle spese correnti. Le entrate in conto capitale derivano dagli oneri di urbanizzazione, dall’alienazione di beni duraturi e dovrebbero servire per operare degli investimenti: acquisto di veicoli, immobili, arredamenti, beni strumentali.  Siccome invece i comuni spesso utilizzavano le entrate in conto capitale per compensare il deficit della parte corrente, e quindi si tagliavano il potenziale per gli investimenti, è stata introdotta un’altra disposizione, di corretta gestione delle risorse finanziarie, che ha molto ridotto questa operazione.

Il  Comune di Vaglia fino a circa 11/12 anni fa introitava anche 700/800 mila € di oneri di urbanizzazione, in conto capitale (negli ultimi anni ne ha incassato una media di 150/170 mila). Ma è anche un dato di fatto che il Comune di Vaglia si trascina, quasi da sempre, un vulnus strutturale: ogni anno ha riequilibrato la spesa in parte corrente con gli oneri di urbanizzazione, con i soldi che avrebbe dovuto spendere per fare investimenti (manutenzioni alle scuole, asfaltature, nuove strade…).

In questi ultimi anni, correttamente, questa operazione non si può più fare. Ed i nodi sono venuti al pettine: hanno fatto emergere lo squilibrio del bilancio di parte corrente ed il  problema collegato del disavanzo. L’altra componente che forma l’attuale disavanzo nel bilancio del Comune di Vaglia è il non riscosso rispetto all’accertato (FCDE), che, come detto, è stato introdotto con la riforma della struttura del bilancio.

Il disavanzo del Comune di Vaglia, per un importo di 1.245.555,96 €, con il consuntivo del 2019, si compone di circa 750.000 € di FCDE, aggiuntivo rispetto a quello già accumulato antecedentemente, e di altri 492.000 €, recupero da un riequilibrio dovuto per un errato calcolo effettuato sui consuntivi negli anni precedenti.

Ora, Il Ministero è stato comprensivo della difficoltà con cui tutti i comuni avrebbero dovuto fare i conti con le nuove prescrizioni ed ha dato la possibilità di dilazionare il disavanzo su 15 anni. In pratica il Comune di Vaglia, per ciascuno dei prossimi 3 anni, avrà da colmare in totale un disavanzo di circa 173.000 €, per i successivi 12 anni di 53.000 €.

Siccome, da questo anno, abbiamo allungato il periodo di ammortamento degli interessi sui mutui contratti precedentemente, abbiamo con ciò ottenuto una minore uscita annua valutata circa di 120/150.000 €. Ragion per cui  nei prossimi 3 anni, in realtà, partiremo con un handicap limitato a  circa 30/40 mila € di disavanzo annuale di parte corrente, mentre, per i restanti anni, il risparmio ottenuto con la rinegoziazione dei mutui, dovrà essere impegnato per spese in conto capitale e non sarà più utilizzabile per coprire il predetto disavanzo.

Perché il disavanzo di parte corrente non si ricrei o, meglio, perché venga assorbito, ci sono solo poche opzioni: aumentare le entrate e queste vuol dire aumentare le tasse, trovare entrate alternative strutturali (come pannelli energetici per creare e vendere energia, parcheggi a pagamento); efficientare i servizi, diminuendo le spese, oppure contrarre i servizi stessi; recuperare i crediti esigibili.

Con il bilancio di previsione del 2020, abbiamo ritoccato leggermente l’aliquota IRPEF per i redditi più alti: abbiamo aumentato le entrate. In queste settimane partirà un’attività di recupero crediti, che oltre che essere una manovra correttiva di bilancio, che va nella direzione di abbattere il Fondo Crediti di Difficile Esigibilità, è anche una operazione di equità nei confronti dei cittadini che pagano correttamente i tributi.

Per un piccolo comune come Vaglia, sul cui territorio vi sono pochissime attività produttive, se si vuole mantenere i servizi (e che che ne dica il PD in questi 6 anni i servizi dalla scuola, alle manutenzioni stradali, alle manifestazioni culturali, sono stati migliorati) è molto difficile far quadrare i conti.

E’ soprattutto per questo motivo che nel programma di mandato della mia Amministrazione si ipotizza l’opzione di fondersi  con altri comuni o di avvalersi di altre forme di gestione come le convenzioni di servizi associati, per poter avere una struttura organica soddisfacente e poter operare delle economie di scala.

In questo però deve aiutarci la Regione, – conclude Borchi –  indicando un progetto per nuovi assetti istituzionali, incentivando e facilitando  la strada della razionalizzazione dell’amministrazione pubblica”.