Idra, l’Associazione fiorentina che dagli anni ‘90 propone, assieme al comitato di cittadini di Vaglia “per la difesa dell’uso pubblico e sanitario” del complesso, soluzioni per far fronte alla condizione di degrado in cui versa l’ex sanatorio Banti a Pratolino, è tornata a bussare alla porta della giunta comunale che ha in mano una consistente quota della sua futura destinazione urbanistica. Mercoledì scorso, incontrando il sindaco Leonardo Borchi e l’assessore all’Ambiente Riccardo Impallomeni, Idra ha chiesto di sapere in che modo il Comune di Vaglia intenda amministrare la fase apertasi dopo che anche la quarta gara d’asta è andata deserta lo scorso 15 luglio, nonostante il drammatico deprezzamento dell’“ospedale dell’aria bona” e del suo grande e ricco parco (dai 9,6 milioni del 2005 ai 2 milioni di euro odierni). Sindaco e assessore hanno proposto al Consiglio comunale di farsi esso stesso promotore di una grande giornata pubblica di confronto, dibattito e proposizione con le altre istituzioni titolari di competenze sul Banti, con le categorie economiche, i comitati civici e le associazioni, gli studiosi e la popolazione tutta.

Idra ha accolto favorevolmente questa scelta e ha suggerito di estendere l’invito a tutti quei soggetti che, a diverso titolo, potrebbero contribuire in sinergia a recuperare e a restituire al godimento pubblico questo polmone verde nato per la promozione della salute dei cittadini: scuole, biblioteche, Università, ministeri dell’Istruzione, dei Beni culturali, della Salute. L’Associazione ha ricevuto inoltre copia del documento con cui il “Dipartimento Manutenzione e Gestione Investimenti” dell’Azienda sanitaria, proprietaria del complesso, dopo aver verificato la presenza di circa 1400 mq di copertura con presenza di eternit (oggi frantumato e in parte polverizzato, e dunque continuamente a rischio di diffusione nell’ambiente circostante, sia nel parco di pertinenza del Banti, sia in quello pubblico, attiguo, della Garena), comunica il proprio programma di lavoro.

L’atto di donazione della principessa Maria Demidoff di sorgenti e condotti al costruendo Banti (15 luglio 1935)

“L’Azienda – si legge nella nota datata 10 settembre – si è resa disponibile ad effettuare l’intervento con maggiore tempestività, avviando immediatamente la progettazione della bonifica, conclusa la quale saranno affidati i lavori mediante le procedure di Legge. È plausibile che i lavori siano completati entro i primi mesi del 2020 e comporteranno un esborso di un importo di oltre 60.000 Euro”. Interessanti, a testimonianza dell’entità dei costi sociali dell’incuria e dell’abbandono, le altre cifre riguardanti gli interventi collaterali già svolti o in programma. “Negli ultimi 3 anni, – continua la nota – da quando cioè l’edificio è diventato oggetto di ripetute intrusioni e vandalismi, sono state ripetutamente ripristinate (16 ordini di lavoro) le recinzioni esterne (circa 300 m la perimetrazione) di cui l’edificio è dotato e le tamponature di porte e finestre ai piani bassi, per le quali sono stati spesi c.a. 70.000 Euro. Completata la bonifica dell’amianto verranno integralmente rifatte le tamponature di porte e finestre e le recinzioni esterne a maggior garanzia di sicurezza, da ditta specializzata in tale tipo di difese di edifici inutilizzati, utilizzando lamiere microforate in acciaio temperato inghisate alle pareti, con un costo previsto di circa 40.000 euro. Fino alla fine di settembre è stato disposto un servizio di sorveglianza h24 mediante operatori della ‘Securitas Metronotte’, attivo a partire dal 7 giugno, con ausilio di unità cinofila nelle ore notturne (dalle 20:00 alle 8:00) e varie perlustrazioni previste intorno al complesso, per un importo di circa 40.000 Euro”.