Il sindaco di Vaglia Borchi in una nota su Facebook spiega perché la sanificazione degli ambienti esterni non dovrebbe essere effettuata: “A proposito del tema, ALIA, ha girato ai Comuni una nota, con vari allegati tecnico-scientifici, che consigliano di sanificare gli arredi interni esposti al rischio contagio, mediante prodotti a base di ipoclorito di sodio ed alcol a 70°. Per gli ambienti esterni, invece, soprattutto per la disinfezione delle strade, si propende più ad avere un atteggiamento sfavorevole per una doppia ragione: non è una pratica efficiente e può produrre oltre che inquinamento ambientale anche sostanze cancerogene.

Di seguito alcuni estratti di una relazione.

“In merito al lavaggio (pulizia ordinaria con detergenti), si conferma l’opportunità di procedere alla ordinaria pulizia delle strade con saponi/detergenti convenzionali (assicurando tuttavia di evitare la produzione di polveri e aerosol); la disinfezione stradale e delle pavimentazioni urbane su larga scala risulta invece una misura per la quale non è accertata l’utilità, in quanto non esiste alcuna evidenza che le superfici calpestabili siano implicate nella trasmissione del Covdi-19. Esistono invece chiare evidenze che la trasmissione dei coronavirus incluso SARS-CoV-2,avviene attraverso contatto stretto tra un soggetto suscettibile e un soggetto infetto o/e con superfici/oggetti contaminati nelle immediate vicinanze o usati da quest’ultimo.”

In altre parti del mondo sono stati sollevati dubbi relativamente alla pericolosità della sostanza. Infatti l’uso di sodio ipoclorito, sostanza corrosiva per la pelle e dannosa per gli occhi, per la disinfezione delle strade potrebbe essere associato ad un aumento di sostanze pericolose nell’ambiente con conseguente esposizione della popolazione. Il sodio ipoclorito, in presenza di materiale organici presenti sul pavimento stradale potrebbe dare origine a formazione di sottoprodotti estremamente pericolosi quali clorammine e trialometani e altre sostanze cancerogene. La disinfezione delle strade con questi prodotti non dovrebbe essere pertanto condotta di frequente ma una tantum evitando l’esposizione della popolazione durante l’applicazione. Non è possibile comunque escludere la formazione di sottoprodotti pericolosi non volatili che possono contaminare gli approvvigionamenti di acqua potabile.

La pratica della pulizia e disinfezione andrebbe quindi limitata a interventi straordinari assicurando comunque misure di protezione per gli operatori e la popolazione esposta (by-staners) ai vapori tossici dell’ipoclorito e alla potenziale esposizione al virus attraverso il rilascio di polveri e aerosol generati dalle operazioni di disinfezione.”

In conclusione ad oggi, sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili, non vi sono evidenze a supporto dell’efficacia della sanificazione delle strade e pavimentazioni esterne con prodotti chimici disinfettanti o igienizzanti. Tali procedure hanno inoltre implicazioni logistiche ed economiche da considerare, in assenza di reale beneficio nel controllo dell’epidemia da SARS-CoV-2″.