Il 3 settembre è uscito, presentato a Firenze il nuovo libro di Bruno Confortini, un giallo (il primo giallo dello scrittore vicchiese) ambientato a Vicchio “Assassinio a Ponte a Vicchio”. Una storia di fantasia, con riferimenti a Vicchio e al Mugello, di cui è protagonista un giovane maresciallo dei carabinieri. Bruno ma è proprio una storia di fantasia. I vicchiesi si roconosceranno nei personaggi del tuo giallo? Sì è una storia inventata e i personaggi sono immaginari. Certo quando scrivi qualcosa di persone che hai conosciuto, di ricordi personali, di situazioni vissute ci sono sempre. Ho costruito io il personaggio del giovane maresciallo, ma qualche tratto di una comandante dei carabinieri di Vicchio di tanti fa ce l’ho infilato. Altri vicchiesi potranno riconoscersi nei miei personaggi. Di sicuro il bar in cui è ambientato gran parte del romanzo è il mio bar e lì mi è nata l’ispirazione per questo giallo di paese” e da “Assassinio a Ponte a Vicchio” prendiamo un brano che descrive proprio quel bar: “Non aveva un nome, quel bar. Era semplicemente Ilbar di Fabio e della Gianna. In posizione centrale, per essere precisi sul lato ovest della piazza, dove al centro troneggiava la grande sta-tua in bronzo di Giotto. Un bar arredato in maniera originale. Tutto tappezzato sui muri da grandi cartine geografiche che rappresentavano i vari continenti. A testimonianza dell’amore dei due per i viaggi e forse anche del desiderio, un giorno, di andarsene da quel paese per girare il mondo, conoscere, aprirsi a nuove esperienze. Quindi, se da un lato in quel bar si respirava aria di paese, perché era un tipico bar di paese, senza esagerati ammiccamenti a esempi cittadini, dall’altro quel mostrare al cliente mondi diversi, seppure solo in grafica, voleva suggerirgli di andare oltre: oltre quella piazza, oltre quelle mura. O comunque così a me sembrò fin dall’inizio, da quando vi entrai per la prima volta, appena arrivato. Che fai quando arrivi in un posto nuovo, soprattutto in un paese? Cerchi la piazza, il centro, è naturale. Così fu per me, e quel bar divenne subito il mio bar.”