Quando si dice la costanza, la passione, la voglia di seguire il proprio istinto, di fare la cosa che ti piace senza sacrificio, trovando sempre e comunque il tempo. Quando si dice la voglia di sport all’aria aperta, questo può essere il risultato: 1136 giorni di allenamento, uno dietro l’altro; 46.837 km percorsi, ben oltre un ipotetico giro del mondo, con 625 km di dislivello, pari a 71 volte la scalata dell’ Everest. Protagonista dell’impresa Paolo Romagnoli, vicchiese di 49 anni, laureato in scienze naturali, tecnico Alia e atleta dell’Atletica Mugello e della Toscana Bike, non a caso soprannominato dagli amici “Kijio”, nome del samurai protagonista di un cartone animato della sua infanzia.

“Mi è sempre piaciuto allenarmi – dice Paolo –, fare sport è sempre stato un momento importante delle mie giornate. A ispirarmi in questa sfida con me stesso è stato un libro di Giorgio Calcaterra (vero fenomeno dell’ultraranning, n.d.a.) dove parla di allenamenti durati 1000 giorni consecutivi. Io, a differenza di Calcaterra, ho alternato corsa – 346 uscite per un totale di 4.482 km – e bici, con la quale ho percorso 42.355 km in 821 giorni; per 31 giorni ho fatto anche doppia uscita”.

A fargli scoprire la bici, a lui che da podista era capace di correre la “100 chilometri del Passatore” sotto le 9 ore e la maratona sotto le 3 ore, un infortunio al ginocchio nel 2006, mentre preparava con l’amico Alessandro Fabiani la Marathon des Sables. Una delusione in quel momento e un rimpianto ancora oggi. Ma traendo il meglio da un momentaneo stop podistico, la bici gli ha permesso di continuare a muoversi e l’alternanza podismo/ciclismo di variare ed evitare negli anni la possibile noia di un esercizio fisico sempre uguale. E dunque via alla sfida. Ogni giorno un’uscita, dal 27 luglio 2016 al 5 settembre 2019, da solo o in compagnia, in competizioni e non; all’alba con la lampadina in testa, nella pausa pranzo al lavoro o alla sera, con ogni tipo di clima. Il 1000° giorno di allenamento lo ha svolto a Bangkok, con 40° e un’umidità totale, così come ha corso nel freddo della Norvegia o delle montagne dell’ Austria. Ha fatto uscite ovunque si sia trovato in quei 1136 giorni. Un’unica regola: minimo mezz’ora per la corsa a piedi e un’ora per l’uscita in bici; per il resto niente limiti: ha corso maratone podistiche e maratone ciclistiche, fino alle oltre 10 ore in sella (e 238 km percorsi, con oltre 5000 di dislivello) nella durissima Oetzaler di Solden in Austria.

“All’inizio ero partito per compiere, come Calcaterra, 1000 giorni di allenamento continuo, poi ho spostato l’obiettivo al chilometraggio che equivale alla circonferenza della terra (circa 40.000 km), poi ancora al traguardo di un numero simbolico, il 1111… ma una volta che ho raggiunto anche quello mi son detto: ‘perchè smettere proprio ora?’ e sono andato avanti”. Avanti fino ad una vacanza di qualche giorno a Londra con la famiglia. Non che non potesse correre anche a Londra – e perché mai, visto il tipo? – ma ha colto l’occasione per mettere un punto fermo e scrivere la parola fine alla sfida. Solo questa la motivazione. E infatti appena tornato da Londra, via di nuovo fuori, in bici o a piedi, ogni giorno. La normalità, la sua normalità, è stata immediatamente ristabilita.

Ci sono stati momenti in cui disperava di portare a termine l’impresa? “Penso che la fatica sia un aspetto soprattutto mentale. Questo è per me un concetto fondamentale. Certo, anch’io soffro qualche dolorino, qualche acciacco ce l’ho. Ho un ginocchio che da anni fa le bizze, eredità della mia passata attività calcistica, e problemi ai tendini, soprattutto correndo. Ma ci convivo. Soffro quando c’è da soffrire, non mi esalto troppo quando tutto sembra andare per il meglio, sapendo che non si deve mai strafare. La testa mi in aiuta in questo; sono convinto che parta tutto da lì”. In quei 1136 giorni un momento di grossa difficoltà oggettiva però c’è stato: “Era febbraio ed ero al 962° giorno di allenamento continuo, cioè vicino all’obiettivo 1000: ho avuto 38 di febbre per tre giorni, ho pensato di non farcela ad andare avanti. Decisivo l’incoraggiamento di mia moglie Serena e dei miei figli.” Quando si dice “fare squadra”…

Senza dubbio numeri clamorosi quelli raggiunti da Romagnoli e ancora di più se allarghiamo il periodo di osservazione oltre i 1136 giorni: infatti dal 2015 ad oggi i giorni in cui non si è allenato sono stati appena 7 (2 nel 2015, 1 nel 2016 e i 4 della vacanza “sabbatica” di Londra) su quasi 1800! Se, come afferma la scienza, l’attività sportiva mette in circolo endorfine e rende felici, Romagnoli ha in circolo più endorfine che dollari Zio Paperone nel suo deposito e la stessa felicità a sguazzarci dentro!

Questa esperienza di perenne movimento può essere un valido esempio per tutti? Forse no, è evidente, o almeno non in queste precise dimensioni. Romagnoli, al di là dell’indubbia forza mentale, che comunque non si compra al mercato, sembra fatto di materiale speciale, come lo sono talvolta alcune persone, e in questo senso sarebbe interessante esaminare qualche suo parametro fisiologico. Ma certo anche da un’esperienza così al limite si possono trarre buoni insegnamenti: innanzitutto la conferma del grande potere della forza di volontà, apre spazi e possibilità che sembrano non esserci; poi che sport e salute possono andare di pari passo (tre giorni di febbre in cinque anni, e non tale da fermarsi: chi non ci metterebbe la firma?); infine, Romagnoli ci tiene a sottolinearlo, “pane e acqua” si può, anche nell’attività sportiva: non usa mai, se non talvolta in gara, ai tavolini dei ristori integratori, bibite speciali, né ancor meno aiutini farmacologici a casa. Tanta frutta, verdura, acqua e un’alimentazione varia ed equilibrata è quanto a lui basta per mettere in corpo la benzina giusta per le sue uscite e per recuperare dagli sforzi. Passione per lo sport come momento gioioso ma anche altamente educativo e formativo, importanza della preparazione, dell’allenamento, insegnamenti di vita sana e determinazione mentale. Concetti che Romagnoli, al di là dei numeri e delle imprese, ha fatto propri e che ora cerca di trasmettere anche ai piccoli calciatori della scuola calcio “Sandro Vignini”, così come ha fatto gli anni scorsi con i piccoli dell’Atletica Marciatori. Senza smettere di allenarsi divertendosi. Fino alla prossima sfida con se stesso.

Bruno Confortini