Giovanna Frosini, docente all’Università di Siena e Accademica della Crusca, è una studiosa della lingua dell’Artusi. Pellegrino Artusi infatti, non solo è il padre della cucina italiana, ma contribuì, con i suoi testi di grande diffusione popolare, all’affermazione di una lingua comune in una nazione  che conosceva solo tanti dialetti diversi. Sulle tracce dell’Artusi la professoressa è arrivata a Vicchio dove vissero personaggi che l’Artusi lo conoscevano bene tanto da chiamarlo “Zio” e soprattutto  conoscevano la “Zia Marietta” la mitica governante che ispirò molte delle ricette del gastronomo tosco-emiliano. Ma lasciamo raccontare la storia a Giovanna Frosini che gentilmente l’ha scritta per Il galletto.

 

La signora Itala e il cappottino di Francuccio. Un viaggio pieno di ricordi, a Vicchio

Era sempre nella mente e nel cuore della signora Itala la zia Marietta: ed è stata proprio Marietta Sabatini, con la sua vicenda familiare che l’ha legata a Pellegrino Artusi, a portarci qualche giorno fa a Vicchio, a dialogare con alcuni straordinari testimoni di vicende un po’ distanti nel tempo, ma che, grazie a una capacità di ricordare e di rievocare che ha dell’incredibile, abbiamo potuto vedere come se fossero vivi e presenti. Ne abbiamo ripercorso le vicende, abbiamo saputo cose nuove e altrimenti irraggiungibili; soprattutto ne abbiamo conosciuto i sentimenti, abbiamo sentito ripetute le loro parole, nella meraviglia di una lingua toscana che da secoli si trasmette freschissima e vera. Lorenzina Mei, Nevio Santini, Emma Giovanna Zucchini, e altre persone, che Emanuele Maria Alessi ha cercato e individuato, ci hanno permesso di ricostruire e conoscere meglio molta parte della vita di Itala Sabatini. Itala era nipote (figlia di un fratello) di Marietta, che era stata la governante e la cuoca di Pellegrino Artusi per lunghi anni; soprattutto lo era stata negli anni in cui dall’elegante appartamento di Piazza d’Azeglio a Firenze, in cui vivevano insieme a un altro cuoco romagnolo, Francesco Ruffilli, era uscito un libro, La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene, che entrò nelle case di tutti gli italiani, che le donne italiane lessero e consultarono, che tutte le famiglie usarono per imparare una cucina semplice, ve

ra, sana ed economica; una cucina domestica e moderna, insomma. Marietta proveniva da un piccolo paese vicino a Montecatini, Massa e Cozzile: da lì era partita, negli anni ottanta dell’Ottocento, per andare a servizio nelle famiglie

Pellegrino Artusi

agiate di Firenze, come facevano tante ragazze del popolo; armata di una abilità come cucitrice, ma soprattutto capace di leggere e scrivere, cosa rara per quei tempi per una bambina povera, ma di fondamentale importanza. Quella capacità, unita all’onestà del suo comportamento, le spalancò le porte della casa elegante e colta di Pellegrino Artusi, e la avviò a diventare il centro dell’organizzazione della vita domestica, e la fedele e instancabile collaboratrice del “Signor Artusi” nella realizzazione del libro. Ma Marietta era anche una donna generosa, che rimase sempre legata alla famiglia: e seppe fare la fortuna non solo propria, ma anche della nipote Itala, che all’inizio del nuovo secolo fece venire a Firenze, a vivere con sé.

 

E qui la storia di Itala incontra quella di Artusi: di lui, che continuò tutta la vita a chiamare “zio”, Itala diceva che le aveva dato tutto, e a lui e alla zia fu sempre riconoscente e devota, per averla accolta a Firenze, averle consentito di studiare e di lavorare. A Vicchio Itala arrivò vari anni più tardi, ormai moglie del dottor Ragazzini, divenuto medico condotto: e fu dunque per gli abitanti di Vicchio “la signora Ragazzini”. Alta, magra, molto distinta ed elegante, con i capelli raccolti in un aristocratico chignon, di bel portamento, sempre con un piccolo foulard al collo e un filo di perle: così ci è venuta incontro Itala l’altra sera, attraverso le parole di chi l’ha conosciuta, di chi ha visto la sua vita molto riservata, nella grande e bella casa appena fuori la piazza del paese, la casa che era sua e che non lasciò mai fino alla morte. La signora Ragazzini ebbe una vita dura, segnata anche da grandi dolori: la perdita di una figlia molto giovane, Giovanna, morta di una feroce e rapida malattia, della quale aveva in qualche modo incolpato il marito; le frequentazioni del dottore, verso le quali non mostrò mai tuttavia rancore o rivalsa. Ebbe in casa per lunghissimi anni una donna di servizio, arrivata da lei giovanissima, Marina Bonini, a cui fu sempre molto affezionata. E con lei parlava di quella zia Marietta che l’aveva cresciuta come una figlia, di cui conservava oggetti cari, che ha poi avuto la generosità di donare a Marina, che ha assistito lei e il dottore fino all’ultimo. Oggetti che si sono conservati: quadri con la Madonna, tra cui l’Annunciazione del Beato Angelico, un quadro che più fiorentino non si saprebbe immaginare, o un’altra Madonna, molto popolare, in una bella cornice antica, un anello. Li abbiamo visti, questi oggetti, ci è stato permesso di toccarli, ed è stato come se Itala e Marietta si sedessero intorno al tavolo con noi. Una vita silenziosa, al fianco di un medico scrupoloso. Il dottor Ragazzini non ha lasciato grandi ricchezze, ma la memoria di un servizio continuo alla gente, che non mancava di aiutare anche economicamente; ed era sempre pronto a visitare i malati, anche con il freddo, anche di notte, quando Giuseppe Santini di San Martino lo accompagnava col suo calesse: il tempo di alzarsi, di vestirsi, di prendere la borsa, e via. A Vicchio non ci si è dimenticati del dottore, se ne custodisce la memoria e se ne accudisce la sepoltura: di quel medico che ha fatto anche da consulente a don Lorenzo Milani, quando il priore scendeva giù al paese da Barbiana, portando i ragazzini più piccoli in braccio, e entrava nell’edicola di Amilcare e Lorenzina, dove mandava i più grandicelli a telefonare, con la raccomandazione di non spendere troppo … A Francuccio qualcuno del paese regalò anche un cappottino, perché si potesse difendere dal freddo, in quegli inverni severi di allora. Ecco, sono queste le strade che abbiamo percorso insieme, l’altra sera: a questa ricchezza di vita siamo arrivati, partendo da Marietta e da Artusi, da un libro che ha unito l’Italia e diffuso l’italiano.

Insieme a Monica Alba abbiamo da poco pubblicato un libro sulla corrispondenza dei domestici di Artusi (Domestici scrittori. Corrispondenza di Marietta Sabatini, Francesco Ruffilli e altri con Pellegrino Artusi, Sesto Fiorentino, Apice Libri, 2019); e ci auguriamo che questa prima indagine a Vicchio, per la quale desideriamo ringraziare anche il Sindaco Filippo Carlà Campa, produca nuovi risultati, e in particolare ci permetta di ritrovare un’immagine, una foto, della signora Itala e magari anche della mitica zia Marietta.

Giovanna Frosini